Era il mio ultimo anno di Dams e scelsi Semiotica come esame complementare nonostante in molti dicessero che il prof raramente sarebbe stato presente alle lezioni (a cui per contro non mancò mai) nella non riscaldata sala parrocchiale bolognese della chiesa di San Martino dove nell’inverno 1987 mi trovavate a prendere appunti sugli argomenti che sarebbero diventati da lì a breve il Pendolo di Foucault.

Parlava come un libro stampato, apriva subordinate che puntualmente chiudeva tornando ai temi della cabala, dell’alchimia, alla creatività della finzione con quel suo sottile umorismo e la sua passione per i giochi che in quell’ora di lezione rinfrancavano noi sfigati con sulle gambe infreddolite quaderni Pigna con copertine scarabocchiate.

Ricordo che con l’avvicinarsi della data dell’esame crescevano le ansie e le spallucce di chi si sentiva sicuro che tanto all’appello avrebbe mandato uno dei suoi assistenti, o che magari sarebbe arrivato con calma durante la mattinata. Anche per questo motivo mi iscrissi come secondo, per poi accorgermi di non avere il tempo per emulare chi vedendo Umberto Eco salire quella mattina le scale del Dams decise di optare per un fughino.

Nonostante le oloturie sotto le ascelle l’esame andò bene tanto che in ultimo il prof mi invitò a fare un gioco con in palio la lode: trovare il refuso in una bibliografia che scambiava Francis Bacon filosofo con l’omonimo pittore. Mi diede un piccolo indizio e ci saltai fuori.

Grazie per tutto prof, ci vediamo in giro.