E se in realtà l’elezione del Presidente fosse tutta una montatura?

Ribalto le cose, di default. Così mi immagino essere il Presidente in pectore a cercar di trovare elettori onesti, integerrimi, di peso, di grado di spessore di dignità rappresentanza valori competenza e personalità disposti a diventare suoi eletti.

C’è fretta, così si rivolge a un’agenzia di collocamento. La nostra. Cerca degli italiani che facciano al caso suo. Incontro breve ma intenso. Nel briefing scriviamo che le aspettative del Presidente sono di ancorare attorno alla sua figura pochi e sinceri valori cardine per arrestare la franosità.

L’impresa non è facile, sentiamo quelli del marketing e per loro il quadro è serio: c’è da fare la pagina del Chi siamo, Cosa facciamo, Mission, l’insegna fuori, la carta intestata e mille altri ciappini dai quali cominciare.

Eletti ed elettori si cercano in un paese slegato e ripiegato su se stesso. Ma con queste elezioni c’è l’opportunità di ritrovare una propria identità, di guardarsi allo specchio. “Non sono molto propensi”, si legge negli appunti del marketing. Su di loro il copywriter scrive solo cose con la “I” di Italia: impauriti, insicuri, intolleranti, ignoranti, indifferenti.

Incurabili? vediamo la scheda con la breve storia del Cliente.
Usciti logori dalla guerra, poi stagione di impegno e rinnovamento con testimonial dell’italianità nel mondo nella cultura, nel cinema e nella musica, oggi tutti defunti. Oggi se c’è qualcosa o non viene valorizzato o non riesce a farsi largo fra gerontocrazia, baronati, nepotismi, inegualità, discriminazioni. Un paese risparmioso alle origini ma vissuto a lungo al di sopra delle proprie possibilità, un tessuto etico sempre più logoro e conflittuale, dipendenti sempre più divisi fra campanilismi e interessi privati. Il paese degli spaghetti, scrivono a margine con una faccina che ride, si spacca anche su chi fa la migliore carbonara.

E come li vedono gli altri? Il focus group convocato per l’occasione si è espresso come previsto in maniera contrastante. Geniali, sregolati, ospitali. Tutti però valori in forte calo rispetto ai tradizionali mafia, malaffare, spreco, inaffidabilità e il sempiterno mandolino. “Stronzi, i panini con cui ci avete pagato per venire qua facevano cagare”, lasciano scritto.

Vista la situazione, sentiamo infine gli scarni colleghi del Crisis Management: mettere fondi nella manutenzione più che al nuovo. Messa in sicurezza del territorio, scuole e ospedali, lotta agli sprechi e all’evasione fiscale, frenare la fuga dei cervelli, salvaguardia del territorio e dell’ambiente per conservare la biodiversità del paese, una delle più straordinarie ricchezze agroalimentari, climatiche e di conseguenza turistiche su cui sono seduti sopra senza accorgersene.

C’è una cosa cerchiata: “Giochi di team building per far conoscere, riconoscere e aggregare le persone attorno alle loro bellezze, fra le poche certezze”. Pure in rima.

Consegniamo la relazione, firmiamo il preventivo via fax e ci congediamo.
“Tante cose, Presidente”.